Aviazione italiana in Albania e Macedonia Generale Sq.A. Felice Porro 1935 Anno 1916-17 Albania Nel 1916 una sola squadriglia, la 34° Farman, aveva dato l'ausilio del suo lavoro esplorativo ed offensivo al Comando delle nostre truppe colà operanti, ma pochi apparecchi, dato l'aumentare delle necessità di operazioni aeree e l'intensificata attività offensiva del nemico, si erano rapidamente dimostrati insufficienti. Fu allora costituito, nel dicembre del 1916, il VIII Gruppo Aeroplani che, con una squadriglia da ricognizione, una da bombardamento ed una sezione da caccia, aveva modo di svolgere una armonica attività di esplorazione, di offesa e di protezione. Il Generale Ferrero a fine d'anno assumeva il Comando delle truppe d'Albania, e, quale primo atto, compiva un lungo volo sulla zona nemica per riconoscerla ed avere cose rapidamente un'idea chiara e completa del terreno, dei lavori, delle difese. Nella prima metà dell'anno 1917, gli idrovolanti nemici furono in complesso più attivi della nostra aviazione, almeno per quanto riguarda i bombardamenti. La baia di Valona fu la meta di numerose azioni offensive di idrovolanti austriaci che, nel mentre, eseguivano ricognizioni per conoscere il traffico marittimo porto e quello dei depositi, lanciavano anche, ogni volta, "bombe sui vari obbiettivi. I risultati però furono, per la maggior parte trascurabili, data l'imprecisione del tiro. Fortunata per l'avversario fu invece l'incursione del 2 maggio le cui bombe causarono l'incendio del nostro deposito di benzina e del parco automobilistico. Nella seconda metà dell'anno l'attività aerea italiana fu decisamente in aumento. Le ricognizioni sul nemico da parte dei velivoli della 34° squadriglia Farman si fecero metodiche, con rilevamenti fotografici di intere zone di terreno lungo il fronte in modo che il Comando delle truppe d'occupazione dell'Albania ebbe sempre una situazione fedele e aggiornata dei lavori, delle difese, delle strade e del traffico del nemico. Una squadriglia Caproni potè nell'anno compiere pochissimi voli per la impraticabilità del campo di Takiraga (Takiragë) quasi sempre allagato da insistenti piogge. I pochi bombardamenti eseguiti ebbero risultati di scarsa importanza. Occorre però tener presente che il nostro Comando aveva severamente vietato di bombardare abitati ed arrecare danni alla popolazione, in genere amica dell'Italia, quindi ben pochi erano gli obbiettivi che presentassero qualche possibilità di efficaci bombardamenti. La sezione da caccia, divenuta poi 85° Squadriglia, esegui, nell'anno voli di difesa contro i bombardamenti aerei nemici, ma senza risultati proficui, sia perchè gli apparecchi nemici appena avvistavano i nostri Nieuport rientravano precipitosamente nelle proprie linee, sia per i frequenti inceppamenti delle mitragliatrici dovuti a pallottole difettose ed all'arma stessa. Pochissimi quindi i combattimenti aerei.
Macedonia Macedonia fin dall'agosto 1916, la 35° Divisione era in Macedonia a rappresentare l'Italia su quel fronte interalleato. Priva di osservazione aerea propria, avrebbe dovuto avere il concorso delle squadriglie francesi per le ricognizioni e le osservazioni dei tiri; ma poiché queste non davano alcuni aiuto, nel gennaio 1917, fu inviata a Salonicco la 47° squadriglia Farman. L'inizio della sua attività fu travagliato e burrascoso. Non appena gli apparecchi, dopo effettuato il montaggio al campo francese, si trasferirono in volo al campo di Kremian (oggi Kremenica), una bufera abbattè le rimesse distruggendo un velivolo e danneggiandone seriamente due. La prima attività bellica della squadriglia ebbe inizio il 12 marzo e sin dal primo volo di ricognizione fotografica, la squadriglia ebbe il suo battesimo di fuoco, perchè un apparecchio rientrò seriamente colpito. In quella regione le già gravi difficoltà delle operazioni di guerra erano rese maggiori dalla assoluta mancanza di carte topografiche. La 47° squadriglia, con voli quasi giornalieri, eseguì nell'anno rilevamenti fotografici di tutto il territorio nemico dì fronte alle nostre linee, fornendo Così al Comando italiano la visione della regione e l'esatta situazione delle organizzazioni difensive ed offensive del nemico. Quasi in ogni volo nostri audaci aviatori, ultimato il compito esplorativo, lanciavano bombe ed eseguivano mitragliamenti sui vari bersagli che loro si presentavano. Il 29 aprile, mentre tre apparecchi compivano aggiustamenti di tiri e collegamenti con la fanteria, uno di essi, trattenutosi a lungo sulla zona d'osservazione, fu assalito contemporaneamente da due caccia nemici. L'osservatore rispose e continuò a sparare contro gli avversari che lo circondavano, anche quando, colpito a colpito a morte, l'apparecchio precipitava. L'artiglieria concentrava il tiro contro il nostro velivolo caduto presso le linee nemiche fino alla sua distruzione. Di notte, i compagni di squadriglia, vollero e poterono ricuperare le salme. Nel maggio la squadriglia, ricca di energie e della volontà di prodigarsi in tutte le attività che potessero dare utile ausilio al Comando ed alle truppe, iniziò i voli notturni per colpire e danneggiare i vari centri delle retrovie del nemico. In giugno, la sezione da caccia nuova, giunta dall'Italia, che spesso dovette scortare anche gli aeroplani da ricognizione francesi, iniziò la sua attività di caccia, scorte e crociere. Col progredire dei mezzi aerei dell'avversario i vecchi Farman divenivano ogni giorno più facile preda dell'offesa nemica e nell'autunno fu perciò provveduto a sostituire la gloriosa 47° squadriglia Farman con una nuova squadriglia, la 111°, con apparecchi Saml che giunse in Macedonia a fine settembre,
Anno 1918 Albania L’VIII Gruppo, aumentata la sua efficienza nel 1918, potè dare ancora maggior concorso alle operazioni terrestri. Numerosi bombardamenti compirono la squadriglia Caproni e quella Saml contro colonne in moto sulle rotabili su baraccamenti austriaci, opere militari, sopra un campo di aviazione a nord-est di Fieri (oggi Fier), sul ponte di Metali. Numerose le ricognizioni e i rilievi fotografici lungo tutto il fronte e sulle retrovie nemiche. Frequenti i combattimenti sostenuti od imposti sempre con decisione e grande accanimento. Data la sua importanza, gli apparecchi definii!! Gruppo misto parteciparono più volte alle incursioni offensive su Durazzo, in unione agli idrovolanti. Nelle ottocento missioni di guerra eseguite dalle squadriglie dell’VIII Gruppo, furono assolti tutti i compiti dell'aviazione in concorso alle truppe. Le particolarità caratteristiche della regione, diedero modo agli aerei nostri di dare alto rendimento sia nel rilevare fotograficamente estese zone, per la compilazione delle carte topografiche, sia nel servizio di esplorazione e di controllo dei tiri. Quando, finite le operazioni per la ritirata del nemico, aumentarono le distanze, e divennero difficili e lente le comunicazioni, gli aeroplani si dedicarono al servizio di trasporto corrispondenza e ordini: così, subito dopo la fine della guerra, si ebbe la sensazione precisa dell'utilità dell'aviazione, nel campo delle comunicazioni. Le linee aeree civili, che da qualche anno funzionano regolarmente in Albania, hanno avuto la loro prima origine gloriosa sul finire del 1918 nei voli delle ali Gruppo.
Macedonia Le ali tricolori, che col contingente italiano rappresentavano in quella zona di azione interalleata la Patria, avevano reso preziosi servizi. Il settore in cui operava il nostro Gruppo era il più importante del fronte balcanico, quello sul quale si produsse la breccia che condusse all'avanzata per la valle di Veles. Nel maggio del 1918, data l'importanza assunta dall'Aeronautica, venne costituito il Settore Interalleato di Aeronautica dell'Ansa della Cerna. Tale settore, costituito dalle squadriglie del nostro XX Gruppo e da una squadriglia ed una sezione da Caccia francese, era posto agli ordini del Comandante del XX Gruppo. L'attività dell'aviazione nostra in Macedonia fu veramente di eccezionale intensità, anche senza considerare le condizioni particolarmente difficili dei rifornimenti di vita e di azione. Essa fu tale che il Comandante del Corpo di spedizione, riteneva necessario intervenire per evitare che gli aviatori, di ardimento superiore ad ogni elogio non espongano la loro preziosa esistenza e la efficienza dello scarso materiale disponibile quando non assolutamente Imposto dalle esigenze di guerra. Ed invero le condizioni logistiche dell'aviazione in oriente furono quanto mai complesse e difficili; il campo base era a Dudular (oggi la città greca di Diavata), collegato assai malamente con duecento chilometri di strada pressochè impraticabili ed a pendenze fortissime, con i campi d'aviazione avanzati nella pianura della Cerna fra Kremjan[fc1] (oggi Kremenica) e Negocani (oggi la cittadina greca di Niki). Il personale alloggiato, nel miglior modo possibile, nei cassoni di trasporti degli apparecchi, appena protetto dai rigori del clima, che in estate raggiungeva i 40° e in inverno scendeva a 20° negativi, era esposto alle pessime condizioni unitarie della regione. Malaria e malattie intestinali, in breve tempo colpirono il personale navigante e di governo, rendendo assai gravoso e duro il lavoro per poter far fronte alle esigenze del servizio. L'attività dell'aviazione da caccia nemica, assai numerosa ed aggressiva, era fortemente agevolata dalle posizioni avversarie, che dalla quota 1050 sorvegliava i nostri campi e le partenze dei nostri apparecchi. Ciononostante I nostri aviatori seppero assolvere brillantemente tutti i loro compiti: in seicento voli di guerra, contrastati quasi sempre da assalti aspri c violenti di avversari più numerosi e più forti, il Gruppo eseguì 3.000 fotografie, 145 bombardamenti e molte osservazioni di tiri delle nostre artiglierie. Il coraggio, lo spirito di sacrificio, l'abnegazione degli aviatori operanti in Macedonia seppero vincere ogni difficoltà, affrontare ogni pericolo, colmare ogni deficienza. Essi rappresentarono degnamente l'aviazione italiana fra quella alleata e l'ausilio, che essi seppero dare alle truppe in linea, fu così costante ed efficace da riscuotere la loro piena fiducia.